martedì 16 ottobre 2012

Ecco come non pagare le multe - I segnali stradali privi di alcuni dati sul retro non sono validi



Fate rispettare i vostri diritti: nel caso dei cartelli stradali è meglio guardare che cosa c’è dietro per scoprire che magari la contravvenzione che avete preso non è assolutamente legale


In una grande città come Milano, ma così come in qualsiasi centro densamente popolato di uomini e di automezzi, chi vuole trovare un parcheggio deve fare i conti con il divieto di sosta. Crediamo che anche l’automobilista più scrupoloso, con il bonus dell’assicurazione al massimo, che si ferma allo stop anche se non ci sono altri veicoli in arrivo nel raggio di chilometri, si sia preso almeno una multa per aver lasciato, magari solo per pochi minuti, l’auto in sosta vietata.

Quello che però l’automobilista non sa è che spesso l’ente che l’ha multato (normalmente il Comune) è più in torto di lui, perché il cartello che segnala il divieto non è assolutamente valido. L’articolo 77 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada stabilisce testualmente al comma 7 che ogni cartello stradale, esclusi quelli provvisori per i lavori in corso, deve recare il contrassegno con il numero dell’ordinanza di apposizione. Ovvero devono avere stampigliato sul retro tutti i crismi che lo ufficializzano.

Il fatto è che molti dei segnali in città, soprattutto quelli più vecchi installati prima dell’entrata in vigore della norma, sono privi del contrassegno oppure lo hanno incompleto. In questo caso, a rigor di legge, i cartelli, in particolare quelli per divieto di sosta, non hanno alcun valore legale, e quindi per ogni eventuale multa può essere presentato ricorso.

Alla notifica di una multa per sosta vietata, l’automobilista dovrebbe per prima cosa tornare sul “luogo del delitto”, e controllare se sul retro del cartello siano segnati chiaramente l’ente o l’amministrazione proprietari o gestori della strada (Comune, Provincia, Anas), il marchio della ditta costruttrice del segnale stesso nonché l’anno di fabbricazione, il numero dell’autorizzazione del Ministero e per i segnali di prescrizione (fra i quali ovviamente il divieto di sosta) anche gli estremi dell’ordinanza di apposizione.

Quello che impone la legge

«Il retro dei segnali stradali deve essere di colore neutro opaco. Su esso devono essere chiaramente indicati l’ente o l’amministrazione proprietari della strada, il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale e l’anno di fabbricazione nonché il numero della autorizzazione concessa dal Ministero dei lavori pubblici alla ditta medesima per la fabbricazione dei segnali stradali. L’insieme delle predette annotazioni non può superare la superficie di 200 cmq. Per i segnali di prescrizione, ad eccezione di quelli utilizzati nei cantieri stradali, devono essere riportati, inoltre, gli estremi dell’ordinanza di apposizione». DPR n. 495/92 (con modifiche di cui al DPR n. 610/96), articolo 77, comma 7

Come e dove si può fare ricorso La legge dà la possibilità ai trasgressori del Codice della strada (tantopiù nel caso qui indicato, dove in realtà l’effettivo “trasgressore” è chi ha installato cartelli stradali non validi) di fare ricorso, sia in forma scritta sia in forma orale. Il ricorso a una contestazione relativa alle violazioni delle norme sulla circolazione deve essere proposto al prefetto del luogo dove è avvenuta la presunta violazione, ma va indirizzato all’ufficio o al comando cui appartiene l’organo accertatore che materialmente ha emesso la multa (normalmente la Polizia municipale). Per esempio, se la multa per divieto di sosta è stata presa a Milano, il ricorso dovrà essere indirizzato a: Ill.mo Sig. Prefetto tramite il Corpo di Polizia municipale di Milano - Settore affari generali - Sez. procedure sanzionatorie - Ufficio esposti-ricorsi - Via Rugabella 2 - 20122 Milano. Il destinatario del verbale ha comunque la facoltà di recarsi personalmente presso l’ufficio per esporre il caso a voce. Scritto od orale che sia, il ricorso può essere presentato entro sessanta giorni

sabato 13 ottobre 2012

La ragazza trasformata in un cartone animato vivente (guarda il video)


Anastasiya Shpagina non è una ragazza come tutte le altre, ma un cartone animato vivente.Anastasiya Shpagina è unaragazza 19enne ucraina che ha una particolare vocazione nella vita visto ha deciso di trasformarsi in un personaggio vivente degli anime giapponesi (animazione, fumetti e cartoni animati).


Un talento del tutto particolare che ha portato Anastasiya a credere di essere realmente un personaggio degli anime (si fa chiamare Fukkacumi) e a scrivere sulla pagina di vk.com (una sorta di Facebook) “I’m not a like a doll, a doll is like me”, in pratica non di essere una bambola, ma di essere “la” bambola” cui guardare come esempio. Di certo la trasformazione è assolutamente stupefacente: per diventare ciò che èAnastasiya si sottopone a estenuanti e lunghissime sedute di make up estremo (che possono durare addirittura delle ore): la ragazza spiega che il trucco di ciascun occhio dura circa un’ora per un risultato perfetto.
Caratteristica dei personaggi degli anime è proprio il volto delle eroine dotate di occhi enormi e teste molto grandi, quasi sproporzionate, effetti che Anastasiya riesce a ottenere anche grazie ai costumi utilizzati. La ragazza ha però rivelato di star seriamente pensando di ricorrere alla chirurgia estetica per gli occhi per trasformarli una volta per tutte e di assottigliare il punto vita.
Il suo punto di riferimento resta Valerie Lukyanova, la 21enne russa che si è trasformata in una Barbie vivente con il ricorso alla chirurgia plastica e ledue ragazze, che vivono a Odessa, non potevano non essere amiche. Anastasiya, che ha oltre 16,000 fans su Facebook (dove illustra e mostra tutte le immagini che la ispirano), ha postato su YouTube una serie di cliccatissimi video per mostrare le tecniche di make up.
Fra i tutorial più visti (800mila visite) c’è quello in cui Anastasiya si trasforma passo dopo passo nella fata dei fiori. Il filmato dura solo sei minuti, ma è tutto da vedere 

Piccolo genio tedesco ha il QI di Albert Einstein.


Julia Wimmer, quindicenne tedesca, anche se non si direbbe è un vero e proprio genio. La ragazza, infatti, ha il quoziente intellettivo di Albert Einstein. Julia è una ragazza come tutte, infatti, in un’intervista ha dichiarato “Esco spesso con gli amici, adoro fumare e vado spesso al fast food”. I suoi hobby preferiti sono Leggere, andare al cinema e soprattutto fare shopping.
Però dal punto di vista scolastico lei non è come tutti gli altri quindicenni. Infatti, ha saltato 3 classi e parla perfettamente inglese, francese, spagnolo, svedese ed il latino. Lei però non crede di essere fortunata, anzi per lei è una vera e propria maledizione ciò perché, soprattutto a scuola, le capita spesso di annoiarsi e che spesso per la sua intelligenza ha messo, involontariamente, in imbarazzo gli insegnanti. Proprio per questo ha scelto di frequentare una scuola più piccola per poter essere maggiormente seguita e compresa.


giovedì 11 ottobre 2012

Donna vive per 20 anni con ago nel cervello.


Una donna cinese di ventisette anni, originaria della città di Tongliao (Nord della Cina), ha scoperto di avere un ago nel cervello. La scoperta è avvenuta in seguito ad uno svenimento subito dalla donna sul posto di lavoro. I datori di lavoro della ragazza l’hanno subito trasportata in ospedale per accertamenti ed in seguito ad una TAC (tomografia assiale computerizzata) i medici hanno rinvenuto la presenza di questo ago. La donna è stata ricoverata ed operata da un team di 8 neurochirurghi presso l’ospedale di Dalian. L’operazione è durata 3 ore ed in seguito ad essa la donna è stata ricoverata per altre 2 settimane.
Secondo i medici la presenza del corpo estraneo nel cervello della donna risale a circa venti anni fa, esso è probabilmente entrato nella sua testa prima che la fontanella si fosse chiusa completamente. Inoltre hanno aggiunto che è un miracolo che sia ancora viva nonostante abbia vissuto per 20 anni con un ago arrugginito nel cervello.

Fonte: http://www.aciclico.com/

California: trovato serpente “siamese”.

Come gli esseri umani anche numerose altre specie possono subire delle mutazioni e presentare il particolare aspetto definito “siamese”. Le più frequenti, anche se comunque rare, le troviamo tra un particolare tipo di rettile, il serpente (o ofide). Uno degli ultimi ritrovamenti, nonché uno dei più importanti, è stato effettuato a Greenwood Country, nel sud della California. I due fratelli che hanno trovato l’animale, Savanna e Preston Logan, hanno subito portato il particolare animale al centro di biologia di Ware Shoals, dove i biologi del centro subito hanno capito l’importanza della scoperta.
Questo serpente, infatti, differentemente dagli altri ritrovamenti effettuati, presentava le due teste l’una all’estremità dell’altra. Quindi ha due teste con due bocche e quattro occhi. Una delle due teste inoltre è maggiore dell’altra quindi proprio per questo si crede che sia quella dominante, però la testa posteriore nonostante sia di dimensione minore è in grado di funzionare alla perfezione. Infatti l’animale è in grado di muoversi in entrambe le direzioni.

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