Alda Merini |
mercoledì 31 ottobre 2012
martedì 30 ottobre 2012
domenica 28 ottobre 2012
Nana, ragazza cinese rinchiusa in casa da anni a causa della sua folta barba
Nana, una giovane ragazza sedicenne di Pechino, ha deciso di vivere rinchiusa in casa a causa di una particolare malattia. Nel 2010 le fu diagnosticato l’anemia aplastica che l’ha costretta a subire importanti cure per poterla salvare dalla morte, causandole però come effetto collaterale l’irsutismo. Questo effetto collaterale è dovuto alla terapia farmacologica che, come controindicazione, ha causato la crescita di numerosi e folti peli su ogni parte del corpo.
Nana è rimasta traumatizzata per colpa della folta barba che le è cresciuta e proprio per questo non soltanto ha deciso di abbandonare la scuola, ma per la vergogna ha deciso anche di non uscire più di casa e di evitare di vedere le sue amiche. La condizione della ragazza però ormai è insostenibile ed i genitori hanno chiesto aiuto ad un team di esperti in maniera tale che la figlia possa guarire completamente dalla malattia, così da poter ricominciare una vita normale e riprendere a frequentare di nuovo la scuola e le amiche.
Nana è rimasta traumatizzata per colpa della folta barba che le è cresciuta e proprio per questo non soltanto ha deciso di abbandonare la scuola, ma per la vergogna ha deciso anche di non uscire più di casa e di evitare di vedere le sue amiche. La condizione della ragazza però ormai è insostenibile ed i genitori hanno chiesto aiuto ad un team di esperti in maniera tale che la figlia possa guarire completamente dalla malattia, così da poter ricominciare una vita normale e riprendere a frequentare di nuovo la scuola e le amiche.
Un reggiseno per diagnosticare il cancro al seno
La diagnosi precoce rappresenta ad oggi l’unico metodo per evitare una degenerazione del male, per questo gli esperti non fanno che ribadire la necessità che le donne si sottopongano a mammografie periodiche. Ma l’azienda americana First Warning Systems ha deciso di fare di più e ha concepito un reggiseno denominato Smart Bra che, se indossato per almeno dodici ore, svelerà la presenza o meno di un cancro al seno.
Il reggiseno è infatti dotato di una serie di sensori capaci di rilevare i cambiamenti di temperatura, compresi quelli aventi un’impronta termica tale da far supporre la presenza di cellule maligne sulla base di un algoritmo elaborato dalla stessa azienda. Questo perché lo sviluppo di cellule cancerose produce la formazione di nuovi vasi sanguigni, che a loro volta comportano un leggero aumento della temperatura corporea, rilevato dai sensori dello Smart Bra. Secondo il sito dell’azienda produttrice, i dati generati dal reggiseno sportivo potrebbero predire la presenza del cancro al seno con il 90 per cento di precisione.
L’idea si basa dunque sulla termografia, una tecnica che suscita diverse perplessità e che per questo non è riconosciuta dal Ministero della Salute italiano. Una delle principali obiezioni che gli esperti hanno mosso contro l’invenzione della First Warning Systems riguarda la probabile incapacità dei sensori del reggiseno di diagnosticare la presenza dei tumori più profondi, ossia quelli che provocano un aumento della temperatura corporea molto più lieve. Attualmente l’azienda americana è in attesa dell’autorizzazione alla messa in commercio, nel caso in cui dovesse arrivare il via libera lo Smart Bra sarà immesso sul mercato il prossimo anno al prezzo di circa 760 euro.
Il reggiseno è infatti dotato di una serie di sensori capaci di rilevare i cambiamenti di temperatura, compresi quelli aventi un’impronta termica tale da far supporre la presenza di cellule maligne sulla base di un algoritmo elaborato dalla stessa azienda. Questo perché lo sviluppo di cellule cancerose produce la formazione di nuovi vasi sanguigni, che a loro volta comportano un leggero aumento della temperatura corporea, rilevato dai sensori dello Smart Bra. Secondo il sito dell’azienda produttrice, i dati generati dal reggiseno sportivo potrebbero predire la presenza del cancro al seno con il 90 per cento di precisione.
L’idea si basa dunque sulla termografia, una tecnica che suscita diverse perplessità e che per questo non è riconosciuta dal Ministero della Salute italiano. Una delle principali obiezioni che gli esperti hanno mosso contro l’invenzione della First Warning Systems riguarda la probabile incapacità dei sensori del reggiseno di diagnosticare la presenza dei tumori più profondi, ossia quelli che provocano un aumento della temperatura corporea molto più lieve. Attualmente l’azienda americana è in attesa dell’autorizzazione alla messa in commercio, nel caso in cui dovesse arrivare il via libera lo Smart Bra sarà immesso sul mercato il prossimo anno al prezzo di circa 760 euro.
Fonte: http://www.aciclico.com/
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